Ufficiali da una parte, privati dall’altra: la MotoGp del futuro torna all’antico

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 06-05-2013

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Ufficiali da una parte, privati dall’altra. Punto. Proprio come una volta. Nel 2014 la MotoGp manderà in soffitta una volta per tutte il fastidioso acronimo “CRT” – di fatto soltanto il nome, non la categoria, come vedremo – proponendo una griglia di partenza finalmente nutrita e omogenea, eliminando quella divisione netta che fa inevitabilmente pensare ad un campionato a due velocità.

Una bella semplificazione, resa possibile dalla disponibilità delle due Case giapponesi, Honda e Yamaha, a fornire ai team privati parte della propria tecnologia ad un prezzo finalmente accessibile: la vendita delle MotoGp Low Cost dell’Ala, le cosiddette Honda “Production Racer”, da una parte, e il leasing dei versatili motori 4 cilindri di Iwata dall’altra. A partire dall’anno prossimo avremo perciò in pista le MotoGp “ufficiali” (le 4 moto emanazione diretta di una Casa, ossia Honda, Yamaha e Ducati, e a questo punto si spera anche due Suzuki) e le MotoGp “private”, un grande insieme dove andrebbero a confluire le Honda Production Racer, le moto spinte dal motore Yamaha con telaio “fatto in casa” e infine, se un team dovesse decidere di sfruttare un motore derivato dalla serie e una ciclistica già progettata su di esso, quelle che attualmente chiamiamo CRT. Soluzione più economica, ma sulla carta anche meno competitiva. La categoria, quindi, non andrebbe a scomparire: team come quello di Aspar Martinez, che stanno facendo un ottimo lavoro, potrebbero continuare ad investire su quest’ultima formula.

Le differenze tra ufficiali e privati coinvolgeranno sostanzialmente tre aree: elettronica, benzina e numero di motori a disposizione. Gli ufficiali, pur disponendo della nuova centralina unica Magneti Marelli, potranno programmare internamente il software; avranno a disposizione 20 litri di benzina e 5 motori per coprire un’intera stagione. Ai privati l’elettronica, non programmabile, sarà fornita dall’organizzatore e uguale per tutti (salvo alcune tarature del software che il fornitore del motore potrà attuare ad inizio anno); 24 i litri di benzina a disposizione, 12 i motori.

Di fronte a uno scenario simile, qui a GpOne ci siamo divertiti ad immaginare come potrebbero essere le moto dei team privati di questo nuovo corso della MotoGp, attraverso dei rendering fotorealistici realizzati per noi da Fojadesign. Se la Honda “Production Racer” sarà con ogni probabilità molto simile nelle forme esterne alla Rc213V, diverso è il discorso per chi vorrà realizzare un telaio attorno al quattro cilindri in linea della Yamaha M1. Come avrete probabilmente letto su GpOne, il paddock per il momento ha reagito in maniera un po’ “freddina” alla proposta della Casa dei tre diapason: del resto, oltre al leasing dei propulsori – si parla di circa 800.000 Euro – vanno aggiunti i costi della realizzazione del telaio. Ciò non toglie che la soluzione Yamaha rimane un’ottima alternativa per chi non potrà o non vorrà indirizzarsi sulla Honda “low cost” (due di queste sembrerebbero già “prenotate” da Gresini e Cecchinello), dato che il propulsore Yamaha rappresenta una garanzia sia come gestibilità che come ingombri su cui costruire un’ottima ciclistica.

Potrebbe essere ad esempio un’ottima opportunità per il danaroso team Marc VDS, già da tempo attratto dalla top class, magari con una moto per il velocissimo Scott Redding. Noi l’abbiamo immaginata così, nei colori del team belga gestito dall’ex Kawasaki Michael Bartholemy. Quest’ultimo, tra l’altro, sembrerebbe aver già chiesto maggiori informazioni a Lin Jarvis e company.

Un altro team della Moto2 che potrebbe essere invogliato al “salto” è quello di Sito Pons, che rientrerebbe così in MotoGp con, ad esempio, una Kalex-Yamaha per Pol Espargarò – tra l’altro corteggiato anche dal team Yamaha Tech3, cosa che sta infastidendo non poco Cal Crutchlow – o, perché no, per il fratello Aleix, che sta facendo faville in sella alla ART di Aspar. Entrambi i team, Marc VDS e Pons, possono contare su strutture di altissimo livello, quindi ben viste da Yamaha, e avrebbero già un valido telaista adatto a realizzare la ciclistica, collaborando già in maniera egregia in Moto2 con la Kalex, engineering di Bobingen attualmente miglior interprete della classe intermedia.

Alla Yamaha avrebbe fatto capolino per raccogliere ulteriori dettagli sulla fornitura anche il team italiano Forward Racing, al secondo anno in CRT, prima con Suter-BMW e ora con FTR-Kawasaki. Anche per la formazione di Giovanni Cuzari, altra realtà in ottima salute, il leasing dei motori Yamaha potrebbe essere un’opportunità per scendere in pista con una “vera” MotoGp.

Resta da vedere quale sarà il reale gap prestazionale tra le Case ufficiali e questo nuovo insieme di “privati”: quel che è certo è che la Dorna sembra aver finalmente imboccato la strada giusta, e che queste novità gioveranno alla pluralità tecnica del campionato.

 

 

 

TECNICA – La “sinuosa” M1 e la “spigolosa” Honda: così uguali, così diverse

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 12-02-2013

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I risultati dei test di Sepang, con i quattro piloti ufficiali Honda e Yamaha racchiusi in pochi decimi, hanno lasciato intuire che la stagione MotoGp 2013 vivrà anche sull’appassionante sfida tecnica ad alto livello tra i due costruttori giapponesi. Da una parte la Rc213V, stretta parente della moto già svezzata nella seconda metà del 2012, che ha permesso a Pedrosa di cogliere vittorie a ripetizione e di lottare con Lorenzo fino quasi alla fine del mondiale. Dall’altra, la M1, una moto già al top da diversi anni, evoluta step by step nel corso del tempo mantenendo però una precisa identità che, a detta di molti piloti, risiede essenzialmente nelle sue ottime doti di guidabilità.

Le due bellissime moto Jap che si contenderanno il titolo, nonostante siano molto vicine in termini prestazionali, per certi aspetti sono due moto decisamente differenti, mostrando una filosofia costruttiva che è figlia (oltre, ovviamente, del layout del motore, V4 per la Honda, 4 in linea per la Yamaha) dello stile di guida dei rider che nel corso degli anni ne hanno portato avanti lo sviluppo.

Nella foto, scattata dai nostri inviati a Sepang, è ritratta la M1 2013 di Jorge Lorenzo senza carene: salta subito all’occhio la particolare forma del telaio nella parte anteriore. Le travi laterali non hanno più una forma longilinea, dalla quale solitamente si protende verso il basso l’attacco anteriore del motore (n. 3 nella foto), ma hanno l’aspetto di un vero e proprio “triangolo” compatto che, di fatto, ricopia le forme del triangolo virtuale i cui vertici sono dati dal cannotto di sterzo (1), dall’attacco anteriore del motore (2) e dall’attacco posteriore superiore del motore (3). Dove solitamente è presente un’apertura ora c’è una superficie chiusa, e si nota inoltre l’andamento rettilineo sottolineato dalla linea tratteggiata (A), in una zona dove il telaio è solitamente più arcuato verso l’alto. Gli ingegneri di Iwata, in sostanza, hanno estremizzato i concetti su cui lavorano da anni, andando a “chiudere” una zona critica per il comportamento del telaio migliorando ulteriormente la guidabilità della moto.

Una soluzione di questo tipo, infatti, combinata con delle travi dallo spessore molto sottile, come si nota anche in questo caso dalla foto, consente di ottenere una notevole stabilità del telaio durante le sollecitazioni a cui è sottoposto in fase di frenata, unita alla giusta flessibilità torsionale nel momento in cui si porta la moto in piega; il risultato di questo mix è un ottimo comportamento in ingresso curva, che consente al pilota di raggiungere una maggiore velocità di percorrenza. Questa filosofia, da sempre un punto fermo della M1, comporta però anche degli svantaggi: in uscita di curva, quando si inizia ad accelerare a moto ancora piegata, per via delle travi piuttosto sottili il telaio ha la tendenza ad “avvitarsi”, con la sospensione posteriore che di conseguenza si comprime. La moto, insomma, come si dice in gergo, tende a “pompare” in uscita di curva. La Yamaha, in sostanza, ha deciso di prediligere l’ingresso di curva e il feeling all’anteriore, sacrificando un po’ il comportamento in uscita, trovando in ogni caso un ottimo compromesso. La direzione presa è ovviamente, come detto, figlia dello stile di guida dei piloti che nel corso degli anni ne hanno seguito lo sviluppo: prima Rossi e poi Lorenzo sono difatti piloti dalla guida fluida, che tendono a “pennellare” le curve, e perciò prediligono un buon comportamento in ingresso per ottenere un’elevata velocità di percorrenza.

In casa Honda il discorso è per certi versi all’opposto. Del resto, basta riguardare un Gran Premio dello scorso anno per notare quanto la guida morbida e flessuosa di Lorenzo sia differente da quella “spigolosa” messa spesso in mostra da Pedrosa e da Stoner. La RcV è infatti una moto che, a differenza della M1, richiede una guida più “stop&go”: la velocità di percorrenza a centro curva non è  elevatissima, ma ciò è compensato da un’eccellente stabilità in accelerazione che consente, soprattutto con una guida “alla Pedrosa”, di aprire il gas molto presto. È perciò evidente che sulla RcV – che tra l’altro con ogni probabilità vanta una maggiore potenza del motore rispetto alla diretta concorrenza – uno stile di guida che tende a “spigolare” e a raddrizzare rapidamente la moto in uscita di curva è molto redditizio. Pedrosa, così come lo era Stoner, è un ottimo interprete di questo stile, e sicuramente le sue indicazioni negli anni hanno portato a sviluppare una moto con queste caratteristiche. Così, se uno dei punti su cui lavorare sulla M1 è l’accelerazione e l’uscita di curva, per la RcV è l’opposto: Pedrosa, come ha dichiarato alla fine dei test malesi, si è concentrato soprattutto sul miglioramento delle fasi di frenata e ingresso curva.

Tornando alla M1, l’evoluzione 2013  ha interessato – oltre, a quanto pare, il già noto cambio “seamless”- alcuni altri dettagli: sotto la sella è infatti cambiata sostanzialmente la forma del codone, meno rastremato dello scorso anno (nella prima foto senza carene è visibile il codone vecchio, con l’andamento sottolineato dalla linea tratteggiata B; nella foto a lato il codone nuovo). Un’ipotesi è che i tecnici possano aver ricavato sotto la sella un vano dove riposizionare alcune centraline situate in precedenza nella parte terminale del codone, nell’intento di centralizzare ulteriormente le masse, argomento divenuto ancora più importante con l’aumento di 3 Kg del peso minimo delle MotoGp. Potrebbe sembrare un dettaglio insignificante, ma quando la lotta è sul filo dei centesimi, non va tralasciato nulla…

Cadalora: la convivenza Rossi-Lorenzo può essere un problema per Yamaha

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 01-10-2012

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Cadalora e Capirex a Imola

Qualche weekend fa, in occasione della 200 Miglia di Imola, Luca Cadalora è tornato in sella alla Yamaha 250 con cui ottenne 3 vittorie nel 1990, ma soprattutto è stato protagonista di una singolare “sfida”: in sella ad una Yamaha M1 800 del 2011, il modenese è sceso in pista sul circuito del Santerno assieme a Loris Capirossi, che ha invece “rispolverato” la tuta rossa da ufficiale Ducati per tornare a stringere il manubrio della Ducatona Desmosedici Gp4 che fu sua nella stagione 2004.

Un piacevole amarcord, durato purtroppo soltanto 3 giri, ma che ha subito risvegliato in Cadalora la voglia di competizione. Luca infatti non si è risparmiato: pur trattandosi di una esibizione assolutamente non competitiva, nell’ultimo dei 3 giri ha voluto distanziare Capirex. “Prima ci siamo aspettati, ma poi ho voluto spingere un po’ – ha raccontato – Cosa vuoi farci: noi piloti siamo tarati…”.

Tre giri sono bastati a Cadalora per dare un giudizio sulla Yamaha M1, da molti considerata la MotoGp più equilibrata del lotto. “Mi ha lasciato letteralmente senza parole – ha spiegato il modenese – Nel 2004 provai la M1 di Valentino, a Valencia, e mi ricordo una moto ancora un po’ acerba; questa, invece, è tutta un’altra cosa, si è evoluta in un modo straordinario. Sinceramente non credevo che fossero progrediti così tanto. Si ha sempre l’impressione, molto piacevole, che la moto capisca le tue esigenze: c’è un rapporto simbiotico tra moto e pilota. Non direi che è una moto facile, ma piuttosto istintiva, e probabilmente in grado di essere personalizzata ad un alto livello, per avvicinarla molto alle proprie esigenze di guida”.

Il discorso, inevitabilmente, finisce sul ritorno di Rossi alla Casa di Iwata: “Innanzitutto, speravo che Valentino tornasse su una moto competitiva: merita una situazione a lui confacente, e poi a casa ci divertiremo sicuramente di più a vedere le gare! Sarà senza dubbio un protagonista, se la giocherà, anche se Lorenzo e Pedrosa stanno attraversando un momento di grande forma; sono in una fase della loro carriera in cui le loro prestazioni stanno ancora crescendo, perciò non sarà facile per Valentino”.

Cadalora sulla Yamaha 250 del 1990

A dispetto delle recenti dichiarazioni molto amichevoli, secondo Cadalora il “buonismo” tra Rossi e Lorenzo è un po’ di facciata: “Beh, finché non ci si ritrova uno di fianco all’altro, viene facile fare dichiarazioni di questo tipo… – afferma  - Sinceramente, non ho mai visto grandi rapporti di amicizia tra due piloti di quel livello che convivono in un solo team. Ci potrà essere una convivenza leale, questo sì, ma starà a Yamaha gestirla nel modo giusto: se ci riuscirà, non potrà fare che bene a tutti, altrimenti potrebbe diventare problematica…”.

Oltre a Rossi, Lorenzo e Pedrosa, tra i “fab four” della MotoGp 2013 ci sarà anche il “deb” Marquez, che secondo Cadalora brucerà le tappe: “Non ci metterà molto ad andare forte: non ne ho visti tanti fare quello che fa lui. Sarà una bella sorpresa”. Infine, un pensiero per la nuova coppia Dovizioso-Ducati: “Andrea mi piace molto come pilota, l’ho anche conosciuto di persona e mi ha fatto una bellissima impressione. Spero che il suo ingaggio sia anche un segnale di cambiamento di mentalità da parte di Ducati, inteso come voglia di provare a fare qualcosa di diverso. Se sarà così, Dovizioso potrebbe essere l’uomo giusto per portare avanti questi progetti”.

Corri in un team satellite e vuoi lottare per il podio? Sgancia 50.000 euro

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 21-05-2012

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La storia è questa: un pilota professionista, quindi pagato per correre, già campione del mondo, si ritrova a gareggiare in un team satellite della MotoGp (una volta li chiamavano “privati”, ma ora va di moda questo termine che non significa nulla, visto che una squadra “satellite” le moto che fa correre neanche le possiede, ma è costretto a noleggiarle). Il pilota in questione nel 2011 godeva di una moto ufficiale e frequentava spesso il podio (7 volte; terzo assoluto nel mondiale). L’identikit ormai è completo, avrete capito che stiamo parlando di Andrea Dovizioso, oggi nel team Yamaha Tech3 gestito da monsieur Poncharal.

Il Dovi, dicevamo, è un pilota professionista, e credo che su questo punto nessuno abbia qualcosa da obiettare. Lo sport del motore ormai ci ha abituati, e non da poco, a schieramenti completati da piloti “con la valigia”, paganti insomma, tanto che in alcune categorie questi ultimi sono addirittura in maggioranza rispetto ai professionisti, e non ci si scandalizza più. Non serve andare molto lontano: è sufficiente buttare un occhio in Moto2, ad esempio. In questo caso, però, stiamo parlando di un top team della MotoGp (il Tech3 è di fatto la terza forza dietro a HRC e Yamaha factory), che non ha certo bisogno di piloti col budget, ma che al contrario sui piloti investe, o quantomeno dovrebbe investire.

Dove voglio arrivare? Alla notizia emersa a Le Mans, secondo cui il buon Dovizioso avrebbe acquistato di tasca sua diversi set di pinze freno Brembo, sviluppate ad hoc dall’azienda italiana per le nuove moto “mille”, e di cui il team Tech3 è l’unico tra i top a non utilizzare. Potrebbe apparire come un dettaglio, ma non è così: rispetto alle 800, le mille sono più pesanti e più potenti, e di conseguenza necessitano di un impianto frenante rivisto rispetto a quelli in uso lo scorso anno. Sostanzialmente, le nuove pinze sfruttano pastiglie più ampie consentendo un miglioramento della potenza frenante, stimato nell’ordine del 6%. Si capisce che non è assolutamente un dettaglio, quando la lotta è sui decimi o addirittura sui centesimi.

Dovizioso ha fatto bene a mettere mano al portafoglio? La scelta del forlivese è senza dubbio ammirevole ed è mirata ad ottenere il meglio, che è poi quello che Andrea si merita. Non va però dimenticato che stiamo parlando, lo ripeto, di un pilota professionista, pagato per correre. Si è detto che la sua scelta è da considerare come un investimento: verissimo. Peccato però che questo sia il mestiere del team manager, non del pilota; è il team manager che si assume il rischio d’azienda, ingaggiando un pilota che ritiene all’altezza, investendo su di lui e supportandolo al meglio. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di un team che partecipa ad alto livello ad un campionato mondiale, altrimenti il rischio è che la differenza tra un Dovizioso, pilota veloce che di suo ha già investito parecchio quando era piccolo per arrivare fin lì, e il classico pilota con la valigia, si annulli.

Il processo non è al Dovi, sia chiaro, ma alla brutta piega che sta evidentemente prendendo la MotoGp:  l’episodio è per certi versi allucinante, perché se Andrea è arrivato a metterli di tasca sua, significa che il team non aveva alcun interesse a fare questo investimento. E se le cose stanno così, allora cosa ci sta a fare Tech3 in MotoGp? Evidentemente, solo presenza. Oppure, significa molto più semplicemente che non ha i soldi, e ciò deve far riflettere: un campionato dove i team devono sborsare oltre 4 milioni di euro per noleggiare due moto, senza poi riuscire a far fronte a un investimento che paragonato al leasing è assolutamente limitato (per coprire una stagione completa si parla di una cifra compresa tra i 50 e i 100.000 Euro), non ha chiaramente alcun futuro. A meno che non si facciano correre sei moto. Quelle ufficiali. E basta.

Cal Crutchlow, il compagno di squadra di Dovizioso, non ha i nuovi freni e sull’argomento ha una visione assolutamente condivisibile: “Io non comprerei proprio niente per una questione di principio – ha detto l’inglese – E’ sbagliato: siamo in MotoGp, non corriamo nelle gare club”.

Non fa una piega, no? Certo però che se continua di questo passo, la MotoGp dei “non ufficiali” è destinata a somigliare sempre di più ad un campionato amatoriale…

Voi cosa ne pensate?