La centralina unica è una buona soluzione per la MotoGp del futuro

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 25-05-2012

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L’elettronica è ormai una delle componenti più importanti di una MotoGp: il “boom” dei controlli elettronici, avvenuto a cavallo tra il 2006 e il 2007, ha portato all’utilizzo di piattaforme ereditate dall’esperienza della Formula 1 in grado di gestire strategie sempre più complesse in base alle richieste del pilota e al comportamento della moto, variabili che vengono monitorate attraverso degli appositi sensori.

In questa miriade di sensori, i più importanti leggono la posizione della manopola dell’acceleratore (è il noto sistema “drive by wire”), la velocità delle ruote e gli angoli di piega (roll), beccheggio (pitch) e imbardata (yaw) della moto (piattaforma inerziale). Il software presente nella centralina di controllo motore (ECU) interpreta questa incredibile mole di valori e agisce di conseguenza su vari parametri del motore, dando vita ad una serie di aiuti al pilota quali traction control, anti-wheeling, gestione del freno motore, eccetera. A tutto ciò si aggiunge la configurazione ad hoc della gestione di tali parametri per ogni settore della pista, riconosciuto tramite la distanza percorsa da un punto zero, solitamente la linea del traguardo.

La sfida elettronica ha costretto le Case a investire notevoli risorse, impiegando personale specializzato per scrivere software sempre più performanti, quelli che in questo caso vengono solitamente chiamate “strategie”. Una metodologia di lavoro ereditata dal mondo automobilistico e che ha evidentemente margini di sviluppo illimitati, se consideriamo che la dinamica di una motocicletta è molto più complessa di quella di un’automobile. Tutto ciò non ha fatto altro che consegnare ulteriormente le chiavi del gioco ai team ufficiali, che sfruttano direttamente il know how e le risorse delle Case madri.

La differenza tra una MotoGp e una CRT o una Superbike è tutta qui: nella possibilità di investire in ingegneri dedicati e in sviluppo. L’hardware, infatti, in molti casi è lo stesso (in prevalenza viene utilizzata una centralina dell’italiana Magneti Marelli, la Marvel 4).

Molto spesso, per chi redige i regolamenti, non è affatto semplice studiare delle limitazioni volte a ridurre i costi, ma che nel contempo non vadano a scontrarsi con la filosofia della MotoGp, che si fonda sulla presenza di moto prototipo. Da questo punto di vista l’adozione di una centralina unica, dotata di strategie standard, potrebbe invece rappresentare un buon compromesso. Una ECU non programmabile da un lato porrebbe fine agli ingenti costi di sviluppo nel campo dell’elettronica, dall’altro metterebbe sullo stesso piano tutti i piloti in termini di aiuti alla guida. Se è vero che ormai non si può più fare a meno dell’elettronica, almeno proviamo a fare in modo che sia uguale per tutti.

La centralina unica potrebbe inoltre aprire le porte ad un’eventuale futura imposizione di un regime massimo di giri per i motori. Una scelta di fronte alla quale i puristi potrebbero forse storcere il naso, ma che contribuirebbe ad esempio a ridurre il gap di prestazioni tra MotoGp e CRT, regalandoci una griglia di partenza numerosa e al tempo stesso più equa, anziché nettamente divisa in due, come accade oggi.