Ducati: quello di Preziosi è un siluramento. Ce n’era proprio bisogno?

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 21-11-2012

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La Gp2, prima creatura di Preziosi

Dalle parti di Borgo Panigale serviva un cambiamento, e l’Audi ci ha messo poco, pochissimo, a servirlo caldo in tavola: appena il tempo di raffreddare i motori dopo gli ultimi test di Valencia, ed ecco sfornato il comunicato stampa. Non è un testo “emozionale”, come piace dire agli uomini di marketing, bensì si tratta di una scarna lista di nomi e responsabilità. Più che un comunicato, sembra tanto una di quelle disposizioni organizzative che, anziché essere diffuse alla stampa, circolano all’interno di un’azienda. Documenti che, spesso, rendono noto ai dipendenti un deciso cambio di rotta ai piani alti.

È quello che accadrà dal primo gennaio 2013 negli uffici di Via Cavalieri Ducati dedicati alle competizioni. Una vera e propria rivoluzione, che ha il suo capro espiatorio in Filippo Preziosi. Direttore Generale di Ducati Corse, ma soprattutto motore dell’anima sportiva del marchio, l’ingegnere perugino per tutti è il “papà” della Desmosedici, presente sin dall’inizio dell’avventura in MotoGp, nel 2002 (la prima Gp2 fu presentata al Mugello l’anno prima del debutto, poi avvenuto nella stagione 2003). Dieci anni vissuti pericolosamente, tra alti e bassi, con in testa un solo grande obiettivo: combattere contro i colossi giapponesi sfruttando l’unica arma a disposizione: le idee. Estro, fantasia e originalità contro le grandi risorse di Honda e Yamaha.

Una strategia che ha pagato fino a quando le condizioni al contorno non lo hanno, di fatto, più permesso: la MotoGp, con l’ingresso del monogomma, innanzitutto, e di tante altre limitazioni tecniche, come ad esempio quelle sul consumo di carburante, ha imposto una serie di paletti  che ha complicato la vita a chi puntava su soluzioni fuori dal coro. Forse, l’errore di Preziosi e di Ducati Corse è stato proprio quello di non aver saputo reagire a dovere a questi cambiamenti (giusti o sbagliati che siano), continuando per la propria strada anche quando è parso chiaro a tutti che il progetto andava profondamente rivisto. Un errore strategico, non certo una mancanza di competenze: quelle ci sono, eccome. Fa quindi un po’ strano vedere Preziosi relegato allo sviluppo delle moto stradali, quando ha dato tanto e potrebbe sicuramente ancora dare molto, moltissimo, alle competizioni. Un vero e proprio siluramento, ed è un peccato. Chi vive di corse lo sa: essere dirottati sulla produzione significa essere tagliati fuori, è un segnale netto di sfiducia. La stessa cosa è accaduta ad Aldo Costa, ex direttore tecnico della Ferrari in F.1: indicato come responsabile dei mancati successi, fu spostato alla produzione a maggio 2011. Una decisione difficile da digerire, e infatti dopo pochi mesi l’ingegnere parmense trovò posto alla Mercedes F.1.

Chi arriverà al posto di Preziosi a dirigere tutte le attività di Ducati Corse? Bernhard Gobmeier: un tedesco, c’era da aspettarselo. Gobmeier è l’uomo che ha gestito l’ingresso della BMW in Superbike: partendo da zero, ha portato la Casa dell’elica ad ottenere risultati quando ormai era già fuori, con la gestione passata in mano a BMW Italia. Gobmeier, insomma, ha fatto il lavoro “sporco”, senza arrivare a raccogliere i risultati, ma ai vertici Audi non deve essere sfuggito il grosso lavoro fatto agli inizi. A Ducati serviva un personaggio del genere, perché sono in ballo grossi cambiamenti che impongono un timoniere deciso: non più un tecnico “puro”, quindi, a coordinare le attività sportive, bensì un manager. Solo il tempo, però, ci dirà se Gobmeier è all’altezza di questo compito, e quindi se l’Audi ci ha visto giusto.

Infine, le redini ai box delle rosse in MotoGp saranno prese da Paolo Ciabatti, che rientra così in Ducati dopo la proficua esperienza in Superbike: una scelta figlia della volontà di avere un peso politico maggiore, in un campionato dove gli organizzatori sembrano sempre un po’ troppo sotto scacco delle Case giapponesi. L’impressione è che il pur esperto Ciabatti avrà da rimboccarsi le maniche…

Voi cosa ne pensate? Preziosi  meritava un’altra opportunità, magari non più a capo di Ducati Corse, ma ancora coinvolto in MotoGp? La Ducati ha mancato di stile a tagliarlo fuori in questo modo dopo tutto quello che ha fatto? Oppure un taglio netto col passato, seppur doloroso, era necessario a prescindere da tutto?

Sull’ennesimo trionfo Audi a Le Mans e sul futuro della Ducati

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 19-06-2012

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L'Audi R18 ibrida vincitrice a Le Mans

Nel weekend appena trascorso, mentre la MotoGp correva a Silverstone, in Francia si è disputata l’ottantesima edizione di una delle gare più belle del mondo: la 24 Ore di Le Mans. Confesso di essere stato molto combattuto quando è arrivato il momento di decidere se guardare le moto, oppure le fasi finali della mitica endurance della Sarthe. Ho optato per Silverstone, dato che le posizioni a Le Mans erano già ben delineate: tre Audi ai primi tre posti, ben distanziate, e avvicinatesi tra loro soltanto per tagliare il traguardo in parata, come succede ormai da diversi anni a questa parte.

Per la Casa degli anelli è infatti l’ennesimo trionfo nella gara di durata più famosa del mondo: 11 centri su 14 partecipazioni dal 1999 ad oggi (diciamo pure 12, dato che la Bentley del 2003 era costruita da Audi). Un palmarès incredibile, che da solo fa capire quali possano essere le potenzialità del gruppo tedesco, neoproprietario Ducati.

I tifosi della Rossa di Borgo Panigale, insomma, non potevano sperare in un partner migliore: l’Audi può iniettare risorse e know how, e la storia insegna che i risultati arrivano in fretta. L’esordio della Casa di Ingolstadt a Le Mans nel 1999 avvenne addirittura con due tipi differenti di prototipi: la R8C, col tetto, e la R8R, una sport prototipo aperta. Ciò fa capire che l’approccio di Audi alle competizioni non lascia nulla al caso e non è certo al risparmio. Del resto, mancata la vittoria nell’anno di esordio, dal 2000 in poi Le Mans è diventata un terreno di conquista dei tedeschi.

Ora, però, bisognerà capire dove e come vorrà investire Audi nelle due ruote: va infatti notato che nell’automobilismo non è stata scelta la categoria più seguita e più glamour, la Formula 1, bensì si è deciso di puntare su una corsa meno seguita dal grande pubblico, ma che possiede un fascino immenso ed è soprattutto in grado di veicolare con grande efficacia messaggi legati all’affidabilità e ai bassi consumi, argomenti che stanno molto a cuore al potenziale acquirente del prodotto di serie.

Siamo quindi sicuri che l’Audi voglia puntare tutto sulla F.1 delle due ruote, la MotoGp, e non concentrarsi maggiormente su una categoria che più si avvicina alla produzione di serie?

Secondo voi, come andrà a finire?