Repsol ha voluto l’abolizione del “rookie rule”? Tanto meglio, magari vedremo Redding sulla Ducati

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 18-06-2012

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L’abolizione dal 2013 della cosiddetta “regola del rookie” era scontata come il finale di Titanic: l’ufficializzazione l’ha data l’illustrissimo Ezpeleta in persona a Silverstone, aprendo la strada a una manovra di mercato ancora più scontata, ossia l’approdo di “el niño Jesus” Marc Marquez nel team ufficiale HRC.

Una modifica al regolamento che a tutti è parsa subito una vera e propria legge “ad personam” ad uso e consumo della Repsol, intenzionata a piazzare il suo pupillo sulla Rc213V factory subito, al primo anno di MotoGp. Il colosso petrolifero ha senza dubbio fatto delle pressioni, ma è anche vero che stiamo parlando di una regola che non ha il minimo senso, ed è soprattutto aggirabile col minimo sforzo. Quindi, perché mantenerla in piedi? La Dorna, che aveva istituito il rookie rule nel tentativo di aiutare i team satellite, ha capitolato anche perché si è resa conto che tale imposizione non ha alcuna ragione di esistere, perciò la sua eliminazione non può essere vista soltanto come un “calare le braghe” davanti alle richieste della Repsol.

Con il numero di MotoGp che è andato assottigliandosi (soprattutto sul fronte moto satellite, quelle che paradossalmente avrebbero dovuto beneficiare di questa regola!) il mercato piloti si è ridotto ai minimi termini, ed è evidente che se si blocca anche l’accesso ai team ufficiali ai “deb” della Moto2, si rischia di congelarlo inutilmente. Pensiamo all’interesse che potrebbe avere il team Ducati factory, considerate le incertezze sul fronte piloti per il 2013, con Rossi che potrebbe migrare verso altri lidi, a scommettere su un talento dallo stile di guida apparentemente adatto alla Desmosedici come Scott Redding per provare a risollevarsi: perché precludere questa possibilità? Perché vietarlo? Per dare la priorità ai team satellite? Ma ormai lo sanno anche i sassi che i movimenti di mercato delle squadre private seguono altre logiche: non è detto che un team satellite voglia per forza il campione già nel mirino dei team ufficiali (per cosa, poi, per fargli scontare un anno di purgatorio?). Magari gli è più utile un pilota di una certa nazionalità, o legato a un certo sponsor. Il team Tech3, ad esempio, pare che voglia mettere su una sua M1 Bradley Smith, che non mi pare proprio sia conteso da team ufficiali.

Okay,  la Repsol è uno di quei classici “poteri forti” in grado di influenzare l’ambiente in cui si muove; come lo è la Honda del resto, e tutto ciò non è certo una novità. Marquez su una Honda ufficiale ci sarebbe salito comunque, magari in un’altra struttura, a ulteriore prova di quanto sarebbe stato facile aggirare la regola. Scandalizzarsi ha poco senso, guardiamo piuttosto al risultato: verrà finalmente spazzata via una norma inutile che oltre a non aiutare i team satellite poneva dei paletti assurdi al mercato piloti. Ciò potrebbe anche significare vedere delle nuove coppie molto interessanti nella prossima stagione…

La Spagna dei talenti e il marketing che impone campioni “usa e getta”

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 06-06-2012

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Marquez visita la mostra a lui dedicata

Non so se l’avete notato, ma ogni giorno che passa la parola “vecchio” viene utilizzata sempre più spesso. Un trentenne è vecchio; un’auto immatricolata due anni fa è vecchia, se poi hanno fatto un restyling, apriti cielo! Meglio rottamarla, sai che figura andarci in giro. L’iPhone 4S, uscito ieri, è già vecchio, perché domani esce il 5. Insomma, la società di oggi è alla continua ricerca di novità, e questo vale anche e soprattutto nel mondo dell’informazione. Nell’epoca del web 2.0 e dei social network, dopo 15 minuti una notizia è già… indovinate un po’? Vecchia, esatto.

La gente al giorno d’oggi si stanca in fretta di qualsiasi cosa, e le aziende lo hanno capito benissimo: anch’esse, quindi, sono sempre alla ricerca di qualcosa di più “nuovo”, che sia più appetibile agli occhi del pubblico. Dove voglio arrivare? Prendiamo la Spagna: da diversi anni ormai sforna a ripetizione piloti di grande talento; una vera e propria “fabbrica” di campioncini che nessun altro Paese al momento può vantare. Ciò ha portato a schieramenti nelle tre classi del Motomondiale che quasi per metà parlano spagnolo, ma nel contempo ha scatenato un meccanismo perverso: i giovani rampanti, come ad esempio Marquez, rappresentano proprio la novità che il pubblico cerca, e quindi in un batter d’occhio diventano i nuovi pupilli dei grossi sponsor,  dei veri e propri “predestinati” capaci di oscurare anche campioni già affermati, tanto da diventare il fulcro su cui gira il mercato piloti che conta. Altro che gavetta.

Un collega spagnolo mi ha fatto notare che un recente studio di marketing ha fatto emergere che Marquez, in Spagna, è già più popolare di Lorenzo e Pedrosa. Incredibile vero? Ecco perché la Repsol gli sta spianando la strada verso il team HRC in MotoGp, ed ecco perché al bravo Marc, a soli vent’anni, viene dedicata un’esposizione/museo con tutte le sue moto, i suoi cimeli e le sue coppe, e il suo abbigliamento tecnico (probabilmente il più vecchio è di 5 anni fa…). In parole povere per gli esperti di marketing, e quindi per gli sponsor, Lorenzo è già… il passato, nonostante Jorge sia all’apice della sua carriera, autore di un avvio di campionato strabiliante, con 3 vittorie su 5 gare, tra l’altro contro un fenomeno come Stoner.

Vero è che la HRC avrebbe messo sul tavolo un biennale da 20 milioni di Euro per “Por Fuera”: Lorenzo però non è uno sprovveduto e sa bene che Marquez dopo un 2013 di apprendistato diventerà il riferimento. Ecco perché la sua prima scelta al momento è rimanere in Yamaha, che gli garantisce un amore a lungo termine, al contrario di Honda e Repsol che invece lo vedono più come una parentesi vincente prima del lancio definitivo di Marquez.

Sia chiaro, Marc è un fenomeno dalla classe cristallina, ma così facendo si rischia di creare dei campioni “usa e getta”, obbligati a raggiungere subito il successo, spremuti al massimo per un paio d’anni e poi subito sostituiti a loro volta dalla “novità”, ossia da un pilota più giovane e più appetibile per gli sponsor. Sembrano discorsi campati in aria, ma è la realtà: oggi probabilmente gli sponsor stanno già pensando a un potenziale sostituto di Marquez, da “pompare” all’estremo e pronto a scalare in un batter d’occhio l’indice di gradimento tra i moteros spagnoli: Maverick Vinales. Tra un paio d’anni sarà Marquez ad essere “vecchio”, perché gli studi di marketing diranno che il più famoso è proprio lui, il pilotino che porta il nome di Tom Cruise in Top Gun, vincitore del Mondiale Moto3 a cui è appena stato dedicato un bel museo.

Tra un altro paio d’anni arriverà un altro pilotino, e così via, fino ad avere campioncini con sopra impressa la data di scadenza, dalla fama effimera e breve quanto quella di un reduce dalla casa del Grande Fratello. Del resto ormai la MotoGp somiglia sempre di più ad un reality. Su Twitter chiuderebbero con l’hashtag #sapevatelo.

Ecco. Sapevatelo.