MotoGp al Sachsenring: Good Bye Lenin!

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 02-07-2012

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Il pubblico della DDR incita Dieter Braun, tedesco dell’Ovest

Dopo l’ex Università (o ex Cattedrale) di Assen, la MotoGp si sposta questo weekend su un altro circuito con poca personalità, ma che un tempo poteva vantare un enorme fascino. Dal 1961 al 1972, il Sachsenring ha infatti ospitato il Gran Premio della Germania Est su un tracciato velocissimo e insidioso, uno dei più pericolosi in calendario. Si trattava in sostanza di un triangolo mal disegnato, lungo 8,6 Km, con lunghi rettilinei in salita e in discesa (il dislivello totale era di oltre 100 metri) e, ciliegina sulla torta, un tratto in pavè in corrispondenza del paesino di Hohenstein-Hernsttal.

Agli inizi degli anni Settanta, le medie erano già da capogiro: nel 1972, ultima edizione del Gp “lungo”, Agostini siglò il record in 2’55”4, media 176,8 Km/h. Insomma, anche il Sachsenring, oggi molto più simile a un kartodromo e senza dubbio uno dei circuiti meno apprezzati dai piloti (a parte alcuni che invece ci hanno sempre corso le migliori gare) ha, come Assen, le sue belle storie da raccontare.

Sachsenring ’71: Ago vince e ottiene il 9. titolo mondiale

Una di queste riguarda l’edizione 1971: con Agostini re sia in 500 che in 350 cc, e Nieto vincitore nella 50 e nella 125 cc, la quarto di litro fu invece appannaggio di Dieter Braun. Una vittoria passata alla storia, perché il pilota, tedesco dell’Ovest, vinse incitato dai 300.000 spettatori della DDR, facendo innervosire i dirigenti del governo socialista. Sul podio, vennero staccati gli amplificatori per non far risuonare l’inno nazionale della Germania Ovest, vietato al di là della cortina di ferro, ma fu ancora peggio, perché iniziò a cantarlo la folla… Un episodio che portò addirittura le autorità politiche a limitare la partecipazione alla corsa dei piloti della Germania occidentale, fatto che ha poi causato anche l’uscita dal calendario mondiale del tracciato dal 1973.

Oggi, a oltre vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, scene così non si vedono più, anzi, al solo pensiero risultano quasi ridicole, ma purtroppo non si vede più nemmeno il circuito di una volta: neanche a farlo apposta, proprio nel 1990, in corrispondenza della riunificazione della Germania, il vecchio Sachsenring ha ceduto il passo al progetto dell’impianto attuale, che ha visto la luce nel 1996, ed ulteriormente modificato nel 2001. Il risultato è un toboga di 3,6 Km, che nulla ha a che vedere con il vecchio “anello”, e che peraltro presenta anche box e paddock divisi, segati a metà dalla pista (evidentemente i tedeschi hanno ancora una certa passione per le aree divise in due).

Questo ovviamente dispiace, e non sarebbe male se qualcuno potesse far ritornare in vita il vecchio circuito, in linea con la messa in scena del film “Good Bye Lenin” dove Christiane, risvegliatasi dopo un malore a riunificazione avvenuta, continua a vivere in un mondo ricostruito ad arte dai figli, pieno di oggetti e prodotti dell’ex DDR, come se nulla fosse cambiato. Non sarebbe affatto male, proprio no.