Baby campioni e baby pensionati
Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 16-11-2012
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L’avete sentito, no? Jorge Lorenzo vorrebbe correre altri due anni, poi penserà seriamente se continuare oppure no. Dopo l’abbandono di Stoner, quindi, assisteremo ad un altro baby campione che desidera trasformarsi in baby pensionato? Sembrerebbe proprio di sì. Lorenzo, due anni più giovane di Casey, nel 2014 potrebbe appendere il casco al chiodo esattamente alla stessa età dell’australiano. Ci troviamo quindi di fronte a una situazione molto simile, anche se la rottura polemica annunciata da Stoner a Le Mans generò molte più discussioni. Per Jorge, va detto, si tratta soltanto di un’eventualità; il fatto, però, che il quattro volte campione del mondo spagnolo abbia voluto mettere le mani avanti è forse sintomatico di un diverso approccio a questo sport da parte dei giovani campioni rispetto al passato.
Quali sono i veri motivi? I piloti più forti guadagnano molto, tanto da poter vivere di rendita già ben prima dei 30 anni? Sicuramente è una condizione necessaria per potersi ritirare così presto, ma certo non sufficiente a spiegare questo “fenomeno”. Per i piloti che salgono su una minimoto quasi prima di imparare a camminare, il motociclismo è la vita, e se da un lato è vero che iniziare da bambini può portare a stancarsi relativamente presto, dall’altro, per lo stesso motivo è difficile immaginare una vita da “pantofolaio” per un ventenne che ha sempre avuto a che fare con le due ruote. Pensandoci, vale per qualsiasi professione: se siamo nati e cresciuti in un certo ambiente, anche quando la passione si affievolisce, spesso è difficile allontanarsene. Ovviamente è necessario distinguere da pilota a pilota, ma se Casey e Jorge, la cui storia personale e sportiva è totalmente diversa, sono giunti a pensarla allo stesso modo, va fatta una riflessione più ampia.
L’impressione è che la più recente generazione di piloti non sia più tanto propensa ad affrontare una carriera molto lunga: raggiunto l’obiettivo del titolo mondiale nella categoria principe, e dopo aver dimostrato di potersi ripetere, meglio lasciare quando si è ancora all’apice, nonostante la giovanissima età.
Siamo sicuri che in tutto ciò non incida anche il modo in cui si è evoluto il motociclismo ai più alti livelli? Come in tanti altri sport, ormai il pubblico è abituato a continue novità; le strategie di marketing e pubblicità sono alla continua ricerca di nuovi talenti e personaggi, e chiedono un ricambio generazionale molto più rapido rispetto al passato. Basti pensare al caso di Marquez: senza dubbio un fenomeno, ma già oggi in Spagna (e non solo) si parla forse più di Marc che di Lorenzo, campione del mondo in carica.
Potrebbe apparire un dettaglio, ma in fondo un campione cosa cerca oltre alla soddisfazione personale e ai soldi? Cerca la fama, vuole essere acclamato e al centro dell’attenzione. Oggi, a parte casi molto rari, è difficile rimanervi a lungo. Ecco quindi spuntare l’ipotesi del ritiro: vincere tutto, sbaragliare il campo, e se possibile lasciare un segno indelebile andandosene da vincente, lasciando ai posteri magari non una quantità elevatissima di successi, ma percentuali “monstre” nel rapporto vittorie/Gp disputati. Così, forse, rimarranno impresse con maggiore intensità le gesta di questi “cannibali” mordi e fuggi. Oppure, sotto sotto, in tutto ciò c’è anche la paura di essere battuti dai nuovi arrivi? Meglio andarsene prima che la parabola del campione inizi la discesa, e lasciare per sempre il dubbio su quanto si sarebbe potuto vincere ancora…
Voi cosa ne pensate?






