Rea poco… reattivo? All’inizio anche Crutchlow ci andò con i piedi di piombo

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 28-08-2012

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E così, nei test di Brno abbiamo assistito ad un altro “battesimo del fuoco” di un giovanotto in arrivo dal Mondiale Superbike: dopo il breve assaggio del 2010 a Sepang, in Repubblica Ceca Jonathan Rea è tornato sulla Honda MotoGp per una giornata completa di prove, in vista dei suoi impegni quale sostituto dell’infortunato Stoner. Il suo miglior tempo a fine giornata, dopo 61 giri, è stato di 1’59”595, a 3”1 dalla vetta, e a 2”1 dalla MotoGp più lenta. Per un soffio Rea è riuscito a tenere dietro il gruppo delle CRT, con Yonny Hernandez che ha chiuso a poco più di un decimo dal nordirlandese. Ai test non erano però presenti le due ART di De Puniet e Espargarò: il francese il giorno prima in gara aveva girato in 1’58”7 per cui, volendo essere cattivi, si può affermare che Rea non ha avvicinato il livello delle migliori CRT.

Rea, quindi, ha deluso le aspettative? Non credo: il buon Johnny non ha commesso alcun errore, migliorando i propri tempi durante tutto l’arco della giornata, e soprattutto non si è fatto prendere dalla foga di ben figurare. È stato sincero quando ha detto che riusciva a vedere soltanto per un paio di curve i piloti più veloci, e che sarebbe stato inutile provare ad inseguirli. Ormai è noto a tutti che le gomme Bridgestone della MotoGp richiedono un certo periodo di adattamento, per cui tutto sommato la giornata di Rea  a Brno può essere definita soddisfacente.

Non vi ho convito, vero? Normale: alla fine a comandare è sempre il cronometro, e se si pensa che Rea ha posato le chiappe su un gioiellino come la Rc213V campione del mondo, è normale che possa sorgere qualche dubbio sulle sue potenzialità. Torniamo però indietro alla fine del 2010, e andiamo ad analizzare i primi passi in MotoGp di Cal Crutchlow, oggi uno dei più veloci del lotto. L’avventura  dell’inglese, a parte una primissima presa di contatto con la M1 in Giappone, è iniziata nei test successivi al Gp conclusivo della stagione 2010, a Valencia. Su una pista corta come quella spagnola, Cal chiuse il primo giorno al 14° posto, con un distacco di 2”3 da Lorenzo. Il secondo giorno andò un po’ meglio: 1”3 dalla vetta, tredicesimo tempo. Nelle due sessioni di test a Sepang a inizio 2011, ognuna di 3 giorni, Crutchlow accusò distacchi variabili dai 2” ai 2”8. Nell’ultima giornata, con 7 test già alle spalle sulla M1, chiuse al 14° posto con 2”4 di distacco da Stoner.

Risultati che rivisti oggi fanno capire quanto la MotoGp richieda tempo per essere interpretata al meglio: per un “deb” in arrivo da un campionato come la Superbike, anche se dotato di talento, spesso non basta un inverno di prove per adattarsi, e spesso la prima stagione è di apprendistato. Crutchlow non è partito col botto, ma si è migliorato sempre, fino a raggiungere i livelli di oggi. Un suo illustre predecessore sulla M1 del team Tech3, James Toseland, nel 2008 partì a razzo e fece una stagione di esordio migliore di quella di Cal (105 punti contro 70), ma nel 2009 non riuscì a fare il salto di qualità, “crollando” a 92, mentre oggi dopo soli 12 Gp Crutchlow ha già collezionato un podio (cosa mai riuscita a Toseland) ed è a quota 122.

Jonathan Rea sta vivendo una situazione per certi versi molto simile a quella di Crutchlow: nel paddock della SBK se ne dice un gran bene, e la MotoGp lo sta tenendo d’occhio attentamente, tanto che è in lizza per il sellino della Honda satellite di Gresini. Johnny potrà fare molto bene, ma ci vorrà del tempo. A questo punto la domanda è: un team satellite è disposto ad investire a lungo termine su un giovane che nella stagione d’esordio potrebbe ottenere meno di quanto ci si aspetta?

Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con questa visione? Ma soprattutto, per un team come quello di Fausto Gresini, meglio continuare a puntare su Bautista oppure, se dovesse optare per un “deb”, meglio un Redding in arrivo dalla Moto2, o un Rea dalla Superbike?

Sachsenring: le Trabant e l’ultima spiaggia per Pedrosa

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 02-07-2012

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Pedrosa davanti a Stoner: riuscirà a batterlo al Sachsenring, dov’è imbattuto da due anni?

La MotoGp arriva al Sachsenring, tappa numero otto del Mondiale, con due soli vincitori: Lorenzo e Stoner (al momento sul 4 a 3) si sono spartiti i sette Gran Premi finora disputati , e si ritrovano – complice lo strike di Bautista – esattamente a pari punti. Dietro di loro, staccato di sole 19 lunghezze, c’è Dani Pedrosa.

Una classifica corta che tiene ancora in gioco lo spagnolo, ma per Dani essere riuscito finora a tenere il passo in termini di punti non è sufficiente: il catalano deve iniziare a vincere, deve dimostrare di saper stare davanti al canguro o al maiorchino, altrimenti la riconferma in casa HRC, di fianco all’ormai certo Marquez, potrebbe farsi sempre più difficile. Del resto, alla Honda serve un pilota in grado di vincere le gare, per poter continuare a giocarsela ad armi pari con Lorenzo e con la Yamaha anche nel 2013.

Un esercizio che a Pedrosa non sta riuscendo tanto bene ultimamente: il suo tabellino delle vittorie nel 2012 è ancora a zero,  nonostante ci si stia avvicinando al giro di boa della stagione. In questo senso il Sachsenring è un’occasione che Dani non può lasciarsi sfuggire: in Sassonia lo spagnolo della Honda è imbattuto da due anni (in entrambi i casi, 2010 e 2011, ha vinto proprio davanti a Lorenzo e a Stoner), segno di un particolare feeling con il circuito; un terzo centro in Germania, oltre ad avvicinarlo ulteriormente ai due leader in classifica, potrebbe finalmente sbloccare la sua stagione, e soprattutto riportarlo un po’ più al centro dei piani futuri della Casa dell’ala.

Una Trabant 601, auto simbolo dell’ex Germania Est

Già, perché è vero che la HRC ha sempre speso buone parole per Pedrosa, e non ci sono mai stati grossi attriti, ma è anche vero che la Honda forse si è stancata di aspettare. Sette stagioni sono tante, e sappiamo bene quanto la pazienza, all’interno di un team factory, sia molto limitata, certo non paragonabile a quella dei cittadini dell’ex Germania Est – dove si correrà questo weekend – che per acquistare una Trabant (*) dovevano attendere oltre 10 anni. E non crediamo neanche che la HRC possa essere colta, al Sachsenring, dalla “Ostalgie”, la nostalgia per alcuni aspetti della vita nell’ex DDR  che pare colpisca sempre più tedeschi. Altro che nostalgia: la Honda è intenzionata a guardare avanti, verso scenari che potrebbero non includere più Dani Pedrosa.

(*) La Trabant 601 era costruita a Zwickau, vicino all’attuale circuito del Sachsenring dalla… Sachsenring. È stata la prima automobile tedesca con la carrozzeria costruita interamente in materiale plastico, ed era spinta da un bicilindrico in linea a due tempi  di 595cc raffreddato ad aria. In tedesco, Trabant significa “satellite”.

La nuova MotoGp Honda “low cost” segnerà la fine delle CRT?

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 21-06-2012

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Da alcuni giorni ormai si è sparsa la notizia secondo cui la HRC starebbe pensando di costruire una versione più “economica” della sua MotoGp, la bellissima Rc213V. In sostanza, in futuro la Honda sarebbe intenzionata a mettere in vendita delle MotoGp “replica” low cost, senza diavolerie quali ad esempio il cambio seamless ultraveloce, e con molte altre sofisticazioni in meno anche a livello di motore, e perciò molto più abbordabili per i team privati.

È una notizia senza dubbio positiva, e che da un certo punto di vista si avvicina all’obiettivo dichiarato di Dorna: convincere le Case a vendere i loro prototipi a prezzi inferiori. Certo, pagando di meno, i privati dovranno accontentarsi di una “production racer”, come la definiscono in HRC: una… moto da corsa prodotta in serie, un po’ come accade con la Honda Moto3, attualmente il prodotto più economico in commercio nella classe più piccola del Motomondiale, ma anche quello meno evoluto rispetto a KTM o anche alle altre moto (FTR, Suter) che montano un motore Honda.

La HRC sta valutando un nuovo modo di rapportarsi ai team privati: non più “satelliti”, ma dei semplici clienti a cui deve essere offerto un prodotto “base” economico, anche se ovviamente meno evoluto. Del resto questa è sempre stata la filosofia adottata da Honda nelle classi minori: ora, evidentemente, è necessaria anche in MotoGp, dove i team hanno meno risorse e non sono più in grado di permettersi gli attuali leasing delle moto.

La Dorna, insomma, sembra aver centrato l’obiettivo, convincendo probabilmente la Honda grazie anche alla “minaccia” di trasformare in futuro la MotoGp in una formula con tutte moto CRT. Una categoria che alla Honda non interessa affatto: la Rc213V “replica” non è infatti una moto pensata per la CRT, dove il “Claiming Rule” impone moto di tutt’altro genere, certo non strettamente derivate da una MotoGp come la Rc213V. L’articolo 2.2.2.1 del regolamento tecnico, secondo cui una Casa della MSMA può comprare da un team CRT un motore al prezzo di 20.000 Euro (15.000 senza trasmissione) porta evidentemente all’uso di motori derivati dalla serie. Senza contare che il proprio motore potrebbe essere acquistato da una Casa concorrente.

Per questo motivo la Honda non costruirà mai una propria CRT: anzi, se la sua MotoGp “low cost” potrà essere acquistata liberamente da tutti e soprattutto se verrà offerta ad un costo vicino a quello delle attuali CRT, potrebbe addirittura decretare la fine dei “semiprototipi”…

La Spagna dei talenti e il marketing che impone campioni “usa e getta”

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 06-06-2012

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Marquez visita la mostra a lui dedicata

Non so se l’avete notato, ma ogni giorno che passa la parola “vecchio” viene utilizzata sempre più spesso. Un trentenne è vecchio; un’auto immatricolata due anni fa è vecchia, se poi hanno fatto un restyling, apriti cielo! Meglio rottamarla, sai che figura andarci in giro. L’iPhone 4S, uscito ieri, è già vecchio, perché domani esce il 5. Insomma, la società di oggi è alla continua ricerca di novità, e questo vale anche e soprattutto nel mondo dell’informazione. Nell’epoca del web 2.0 e dei social network, dopo 15 minuti una notizia è già… indovinate un po’? Vecchia, esatto.

La gente al giorno d’oggi si stanca in fretta di qualsiasi cosa, e le aziende lo hanno capito benissimo: anch’esse, quindi, sono sempre alla ricerca di qualcosa di più “nuovo”, che sia più appetibile agli occhi del pubblico. Dove voglio arrivare? Prendiamo la Spagna: da diversi anni ormai sforna a ripetizione piloti di grande talento; una vera e propria “fabbrica” di campioncini che nessun altro Paese al momento può vantare. Ciò ha portato a schieramenti nelle tre classi del Motomondiale che quasi per metà parlano spagnolo, ma nel contempo ha scatenato un meccanismo perverso: i giovani rampanti, come ad esempio Marquez, rappresentano proprio la novità che il pubblico cerca, e quindi in un batter d’occhio diventano i nuovi pupilli dei grossi sponsor,  dei veri e propri “predestinati” capaci di oscurare anche campioni già affermati, tanto da diventare il fulcro su cui gira il mercato piloti che conta. Altro che gavetta.

Un collega spagnolo mi ha fatto notare che un recente studio di marketing ha fatto emergere che Marquez, in Spagna, è già più popolare di Lorenzo e Pedrosa. Incredibile vero? Ecco perché la Repsol gli sta spianando la strada verso il team HRC in MotoGp, ed ecco perché al bravo Marc, a soli vent’anni, viene dedicata un’esposizione/museo con tutte le sue moto, i suoi cimeli e le sue coppe, e il suo abbigliamento tecnico (probabilmente il più vecchio è di 5 anni fa…). In parole povere per gli esperti di marketing, e quindi per gli sponsor, Lorenzo è già… il passato, nonostante Jorge sia all’apice della sua carriera, autore di un avvio di campionato strabiliante, con 3 vittorie su 5 gare, tra l’altro contro un fenomeno come Stoner.

Vero è che la HRC avrebbe messo sul tavolo un biennale da 20 milioni di Euro per “Por Fuera”: Lorenzo però non è uno sprovveduto e sa bene che Marquez dopo un 2013 di apprendistato diventerà il riferimento. Ecco perché la sua prima scelta al momento è rimanere in Yamaha, che gli garantisce un amore a lungo termine, al contrario di Honda e Repsol che invece lo vedono più come una parentesi vincente prima del lancio definitivo di Marquez.

Sia chiaro, Marc è un fenomeno dalla classe cristallina, ma così facendo si rischia di creare dei campioni “usa e getta”, obbligati a raggiungere subito il successo, spremuti al massimo per un paio d’anni e poi subito sostituiti a loro volta dalla “novità”, ossia da un pilota più giovane e più appetibile per gli sponsor. Sembrano discorsi campati in aria, ma è la realtà: oggi probabilmente gli sponsor stanno già pensando a un potenziale sostituto di Marquez, da “pompare” all’estremo e pronto a scalare in un batter d’occhio l’indice di gradimento tra i moteros spagnoli: Maverick Vinales. Tra un paio d’anni sarà Marquez ad essere “vecchio”, perché gli studi di marketing diranno che il più famoso è proprio lui, il pilotino che porta il nome di Tom Cruise in Top Gun, vincitore del Mondiale Moto3 a cui è appena stato dedicato un bel museo.

Tra un altro paio d’anni arriverà un altro pilotino, e così via, fino ad avere campioncini con sopra impressa la data di scadenza, dalla fama effimera e breve quanto quella di un reduce dalla casa del Grande Fratello. Del resto ormai la MotoGp somiglia sempre di più ad un reality. Su Twitter chiuderebbero con l’hashtag #sapevatelo.

Ecco. Sapevatelo.