MotoGp in offerta speciale: più cadi, meno spendi!

Posted by Alberto Cani | Posted in Blog | Posted on 05-06-2012

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Credo che ormai sia abbastanza chiaro: sui regolamenti che andranno a disegnare la MotoGp del futuro la Dorna non ha un piano ben preciso e strutturato, bensì molto più semplicemente procede per tentativi, come accade del resto da un po’ di tempo a questa parte. L’ultimo “tentativo” riguarda la proposta – già emersa tre anni fa, poi fortunatamente messa da parte – della moto unica, tornata alla ribalta nel weekend di Barcellona, durante il quale si è tenuta una riunione della Gp Commission.

Via il muletto, insomma, e piloti ai box con una sola motocicletta a disposizione: una decisione ufficiale non c’è ancora (pare bisognerà attendere Assen), ma sembra proprio che la Dorna sia intenzionata a provarci, tanto che il suo Direttore Tecnico, Corrado Cecchinelli, si è sbilanciato affermando che “la moto unica ormai è cosa fatta”.

La Dorna tenterà l’azzardo, quindi: spesso infatti l’impressione è che l’approccio alle nuove proposte regolamentari non si discosti molto dal tentare la fortuna. Puntando alla roulette sappiamo che ci sono buone probabilità che vada male, ma non ci facciamo caso, e anche in MotoGp la logica è molto simile: se la trovata funziona, bene, altrimenti si torna subito indietro, qual è il problema? Alla faccia della stabilità regolamentare. È  accaduto, ad esempio, con l’eliminazione del turno del venerdì mattina, poi ripristinato in fretta una volta resisi conto che era una privazione del tutto inutile, e c’è chi dice che accadrà anche con la formula CRT, vista soltanto come un tappabuchi e quindi lasciata al suo destino, quando in realtà, se gestita in maniera diversa, potrebbe avere un bel futuro. Per non parlare dei vari aggiustamenti in corsa su pesi, litri di benzina, eccetera. Se va male, alla roulette si perde la puntata, la Dorna invece al massimo ci perderà  la faccia: ma tant’è, una volta più, una meno… cosa cambia?

In questo senso la proposta della moto unica è la perfetta incarnazione della filosofia “o la va o la spacca”: i lati negativi riuscirebbe ad elencarli chiunque, mentre quelli positivi esistono soltanto sulla carta. La cosa che più fa sorridere è però stato il tentativo piuttosto maldestro di Cecchinelli di spiegare in diretta su Italia2 gli enormi vantaggi della novità.  Ecco, a grandi linee, il Corrado-pensiero: “Se il pilota durante le prove cade e la moto non può essere riparata, sarà costretto a rimanere fermo ai box, e si risparmiano chilometri. Il vantaggio è perciò esclusivamente economico”. Se non avete capito bene rileggete pure.

Sembra una di quelle offerte sensazionali da supermarket, vero? Più cadi, meno spendi! Se il tuo pilota piega la moto in due, sappi che almeno risparmi qualche chilometro! Una figata, non c’è che dire. Secondo voi i team cosa preferiscono? Che un loro pilota giri il più possibile o che faccia scorta di sassi nelle vie di fuga? Limitare il chilometraggio dei weekend di gara, riducendo ad esempio la durata delle prove, è già di per sé discutibile: si risparmia qualcosa sul materiale di consumo, ma se i motori a disposizione in una stagione rimangono 6, un pilota li userà sempre tutti e 6 (si badi che sono 6 per pilota, quindi che abbia 1 o 2 moto, sempre 6 ne può usare). Limitarlo indirettamente, calcolando che tanto prima o poi un pilota cadrà e sarà costretto a rimanere fermo ai box (presumiamo con grande gioia del pubblico, tra l’altro), è una boiata clamorosa.

La speranza è che la storia del risparmio legato alle cadute sia stata la prima cosa venuta in mente in cabina di commento a Cecchinelli, tecnico senza dubbio competente che si trova ad affrontare un compito molto delicato. L’obiettivo della Dorna, infatti, è evidentemente un altro: convincere i team che corrono con un solo pilota (tutti i team satellite a parte Tech3, ossia Gresini, LCR, Pramac, AB Cardion) a schierarne due. Se il loro muletto venisse dato a un secondo pilota, spunterebbero già altre 4 MotoGp in griglia. Tutto molto bello, solo in teoria, però: un conto infatti è far correre un pilota con due moto, un altro è mettere in pista due piloti con una moto a testa. Alla fine i costi non sarebbero molto dissimili da quelli di un team che fa correre due piloti con 4 moto nel box: innanzitutto, entrambe le moto sarebbero sempre in pista e poi non va dimenticato che, come scritto prima, il numero di motori è per pilota, non per moto. Sostenere che far correre due piloti senza muletto costerà la metà di oggi è assolutamente da ingenui.

In definitiva, il problema costi rimarrebbe (beh, certo, a meno di una clamorosa escalation di cadute!), così come il problema dello strapotere delle Case: vero che una sola moto per pilota potrebbe invogliare diversi team ad entrare in MotoGp con un pilota, ma chi gli garantisce la fornitura della moto? Chiedere una moto ad alcune Case (vedi le giapponesi) è come chiederla a Belen Rodriguez. E nell’ultimo caso hai più possibilità che ti venga data.